Dalla protezione alla pianificazione patrimoniale
La pianificazione del patrimonio non implica porre lo stesso al riparo soltanto da possibili aggressioni dei creditori, ma anche da tutti i possibili rischi che possano comportarne una durevole perdita di valore, quali ad esempio quelli di natura:
- personale (morte, malattia);
- familiare (separazione, divorzio, contrasti interni);
- imprenditoriale/professionale (procedure giudiziarie, azioni di responsabilità professionale, infortuni sui luoghi di lavoro);
- successoria (passaggio generazionale);
Occorre, pertanto, individuare i rischi astrattamente realizzabili ed elaborare, dunque, una strategia finalizzata all’eliminazione degli stessi o quantomeno alla riduzione degli effetti da essi derivanti, in funzione degli interessi che s’intendono tutelare.
La protezione patrimoniale, nella sostanza, è la stabilità degli effetti che si generano dall’impiego di uno o più specifici istituti giuridici; affinché il risultato desiderato sia certo e stabile, è necessario che gli strumenti impiegati siano applicati in maniera legittima e nel rispetto delle regole stabilite dal legislatore.
Esistono diversi strumenti di protezione, quali trust, patti di famiglia, vincoli di destinazione, fondi patrimoniali; tuttavia, nessuno tra essi è in assoluto preferibile ad un altro se l’impiego che ne viene fatto non è contestualizzato rispetto alla fattispecie concreta.
Elaborare una strategia di pianificazione patrimoniale significa combinare l’utilizzo di più strumenti per il raggiungimento dell’obiettivo desiderato.

